e come loro quando è la sera chiudere gli occhi con semplicità

Disperato Erotico Stomp from gabrielzagni on Vimeo.

 

Ogni tanto i diari, anche quelli che non apri più da tanto tempo, sono risvegliati da un soffio di vento, o da una nota di una canzone…
così questa pagina di diario si riapre dal suono di una nota di una canzone, proveniente da una finestra di via d’Azelio, dietro la nostra Piazza grande di Bologna…

Non potevano non dedicare uno spazio ad un nostro amico di Bologna, già perché si poteva dire tutto di Lucio, ma prima di tutto che lui era di Bologna, amava Bologna e viveva di Bologna, oggi la città ti ha dato l’ultimo appllauso, l’ultimo però di questo primo tempo, perché nel secondo tempo sono convinto che già ne stai ricevendo tanti, si sarà sparsa la voce anche lassù.. è arrivato Lucio Dalla da Bologna….

Una dedica originale, il video di una delle tue canzoni più provocatorie, il testo di una delle più belle poesie cantate che hai scritto, Le rondini…

Ciao Lucio, non ti diciamo addio perché lo sappiamo… hai fatto come le rondini…hai scelto di salutarci… “come loro quando è la sera hai chiuso gli occhi con semplicità”

Vorrei entrare dentro i fili di una radio
E volare sopra i tetti delle città
Incontrare le espressioni dialettali
Mescolarmi con l’odore del caffè
Fermarmi sul naso dei vecchi mentre Leggono i giornali
E con la polvere dei sogni volare e volare
Al fresco delle stelle,, anche più in là

Coro :
Sogni, tu sogni nel mare dei sogni.

Vorrei girare il cielo come le rondini

E ogni tanto fermarmi qua e là
Aver il nido sotto i tetti al fresco dei portici

E come loro quando è la sera chiudere gli occhi con semplicità.

Vorrei seguire ogni battito del mio cuore

Per capire cosa succede dentro
e cos’è che lo muove

Da dove viene ogni tanto questo strano dolore
Vorrei capire insomma che cos’è l’amore
Dov’è che si prende, dov’è che si dà

Coro :
Sogni, tu sogni nel cielo dei sogni

Lucio Dalla (album Cambio)

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Ho scelto il numero 8

“Ho scelto! Voglio la maglia numero 8…”

Ma come? Sei il nostro centravanti, Giochi in attacco, di solito si sceglie il 9 o l’11 al massimo il 10…

“No voglio il numero 8, mi piace quello”.

Ricordo che l’allenatore della squadra della scuola mi guardò perplesso, ci giocavamo la finale di calcio delle scuole di Bologna, ero il capitano delle mittiche Raffaello Sanzio, quartiere savena di Bologna, 10 anni ultimo anno delle elementari e già ti sentivi grande, poi la fascia di capitano aveva il suo peso di responsabilità da portare…

ah dite bene voi “che responsabilità a 10 anni?”  vallo a dire ad uno di 10 anni che l’ultimo calcio di rigore tocca sempre a te,a te perché di solito i calci di rigore li segni sempre anche durante le partite in palestra o in giardino, è così è stato in semifinale… 4 a 4 ai rigori, loro hanno sbagliato il primo tiro, poi tutti gol, toccava a me, decido di tirare come al solito, sguardo alla sinistra del portiere e poi lo tiro basso dall’altra parte, mi raccomando basso, vado… rincorsa e tiro… troppo forte, la palla si alza quasi centrale il portiere lo tocca con una mano,cuore in gola….  ma è gol!  tripudio di folla, portato in trionfo anche dal prof di ginnastica, evvai… ma la paura che ho provato la so soltanto io, e che nessuno mi venga a dire che essere il capitano che tira sempre per ultimo non è una responsabilità.

il mio amore per il numero 8 non è legato ad un calciatore famoso, anche se è stata una coincidenza bella sapere che era il numero di giacomino bulgarelli, il mio numero 8 è legato ad un bob! Come cos’è un Bob? una slitta per la neve, come lo chiamate voi?plastica lucente, rosso fiammante,due bacchette di ferro ai lati che fungevano sia da freno che da “timone della direzione” se ne tiravi uno alla volta;  il numero 8 stava li davanti: nero su sfondo bianco tondo, la prima cosa che facevo arrivato in fondo alla discesa magari ribaltato sulla neve era quello di pulire la neve dal numero 8, doveva essere sempre  visibile e così l’8 è diventato il mio numero, nel calcio come nel basket, sceglievo sempre quello… il numero 8

8 anni…

mi ha fatto strano oggi collegarmi su Le pagine della nostra vita rendermi conto che non abbiamo avuto il tempo di preparare nulla per fargli gli auguri…

ci manca il tempo, di continuare a coltivare questa passione, il lavoro, la famiglia, altri mille impegni, ma forse non è solo questione di tempo, il tempo e la voglia sono spesso compagne che amano nascondersi l’una dietro l’altra

forse abbiamo bisogno di ritrovare la voglia di arrivare in fondo alla discesa, accorgerci che la neve ha coperto il numero 8 e non basta una manina di bimbo, per pulire quel numero, ci vogliono le mani di tutti, di quelli che in questi anni, con quelle mani hanno scritto pagine bellissime, le mani di quelle persone che in questi anni hanno dipinto disegni fatti per essere visti dagli altri…

auguri caro diario, so che non risponderai grazie, perché in cuor tuo lo sai che ti abbiamo lasciato troppo solo in questo ultimo anno, e la solitudine è un male che non si perdona facilmente… hai ragione caro diario, ma prendi questo numero 8 e “indossalo” come se fosse la maglia del centravanti, stai pronto perché se ci sarà da tirare un ultimo calcio di rigore, comunque vada, …“non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo dalla fantasia…”

 

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primo giorno d’estate in un paese remoto

Primo giorno d’estate…
giornata strana, di quelle in cui ti succedono quelle cose che ti fanno svuotare di ogni energia, in cui le gambe si trascinano sul pavimento senza neanche avere la forza di sollevare un po i piedi;

dormito poco anche questa notte, caldo umido, apri e spegni il climatizzatore, perché non trovi mai la temperatura giusta per il tempo giusto, hai un bel da aumentare e diminuire il display… 22, no facciamo 21, ah ecco adesso si che si sta bene, poi passa 1 ora, mamma che freschino rialza a 23… oh si temperatura ideale, passa 1 ora, fronte sudata, riabbassa insomma sbalzi d’umore e di calore battono la “tecnologia del pinguino” 2 a 0
…e poi quella telefonata, in mezzo a questo primo giorno d’estate
pensieri che impazziscono,

suona l’altro telefono quello del lavoro, no oggi non rispondo, l’avevo detto che ero in ferie fino al 1 luglio, non ho la testa per rispondere…

Giochiamo un po a “Face” a vedere se torna il buon umore, niente neanche il “fancazzismo” aiuta oggi, la testa è sempre li.
Poi la foto del quadro,un amica speciale che ti disegna qualcosa per la tua casina,e allora lasci che una lacrimuccia di emozione scenda portandosi via un po di tensione

Primo giorno d’estate, stasera a Rimini ci saranno i fuochi? O li hanno fatti ieri sera? Ci provo a distrarmi, ma da qualche parte qualcosa continua a rubarti l’energia, mentale e fisica, il pensiero è sempre a quella telefonata…
Mi sovviene la canzone di Guccini
“Giorno d’estate, giorno fatto di vuoto,
giorno di luce che non si spegnerà;
sembra d’ andare in un paese remoto,
chissà se in fondo c’è la felicità”.


la voglia di scrivere, in questo giorno d’estate dopo tanto e tanto tempo è forse il campanello di una porta in fondo all’anima, come se fosse un paese remoto, un campanello che ha risvegliato quella telefonata, e questo post scritto alla fine ti accorgi che è il tentativo di scorgere un raggio di sole in un primo giorno d’estate dove troppe nubi sono arrivate all’improvviso, un tentativo di andare a vedere a tutti i costi se in fondo in quel “paese remoto” c’è la felicità… la felicità

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No al nucleare

Pubblicchiamo questa lettera aperta dal sito energiaperilfuturo.it

Siamo un gruppo di docenti e ricercatori di Università e Centri di ricerca. In virtù della conoscenza acquisita con i nostri studi e la quotidiana consultazione della letteratura scientifica internazionale, abbiamo già da tempo sentito il dovere di esprimere la nostra opinione sul problema energetico con l’appello riportato sul sito: www.energiaperilfuturo.it.
Di fronte ad un argomento complesso come quello delle scelte nella politica energetica, l’opinione pubblica oggi è frastornata dalla faciloneria di taluni ambienti governativi ed industriali che danno già per acquisito il ritorno dell’Italia al nucleare, dal rifiuto di quasi tutte le Regioni di ospitare centrali nucleari e da un proliferare di appelli da parte di gruppi più o meno politicamente caratterizzati. In questa situazione confusa, il nostro gruppo di ricercatori e scienziati si rivolge a Lei, segretario di un importante partito politico nel quale in questi giorni ferve il dibattito sul nucleare, per illustrare i motivi in base ai quali riteniamo, in scienza e coscienza, che il ritorno dell’Italia al nucleare sia una scelta strategicamente sbagliata e ogni sforzo debba invece essere concentrato sullo sviluppo delle energie rinnovabili.
Una corretta politica energetica deve basarsi anzitutto sulla riduzione dei consumi mediante l’eliminazione degli sprechi e l’aumento dell’efficienza energetica, poi sullo sviluppo dell’energia solare e delle altre energie rinnovabili. La direttiva europea 28/2009 obbliga l’Italia, entro il 2020, a ridurre i consumi, ridurre le emissioni di CO2 e a coprire il 17% dei consumi finali con energie rinnovabili. E’ un percorso virtuoso, nel quale non c’è spazio per il nucleare.
Mentre i costi delle energie rinnovabili scenderanno certamente nei prossimi 10 anni, i costi del nucleare sono per loro natura non ben definiti e destinati ad aumentare, tanto che probabilmente la costruzione delle centrali, se mai inizierà, dovrà essere molto probabilmente sospesa perché fra dieci anni il nucleare non sarà più economicamente conveniente.
In molti paesi d’Europa, Germania in testa, è in atto una silenziosa rivoluzione basata su una filiera che parte dalle attività di ricerca nelle Università, negli enti pubblici e nelle aziende e si estende alla produzione di materiali, alla sperimentazione di impianti su larga scala e all’installazione diffusa di impianti domestici. L’idea di un abbattimento sostanziale delle emissioni di CO2 e di una forte indipendenza energetica sta, in quei paesi, uscendo dalla dimensione del sogno utopico e entrando in quella di un concreto fattore di sviluppo che traina l’economia e produce posti di lavoro. L’enorme ulteriore vantaggio di una scelta in favore delle energie rinnovabili sta nel fatto che un euro di investimento oggi può cominciare a produrre energia e a contribuire all’indipendenza energetica in pochi mesi. Nel caso del nucleare, invece gli enormi investimenti di oggi porteranno a produrre nuova energia nel migliore dei casi tra dieci o quindici anni.
Una politica rivolta allo sfruttamento delle potenzialità del solare e delle altre fonti rinnovabili e alla riduzione razionale dei consumi sarà un motore importante per una nuova fase di sviluppo nel nostro paese.
Nel documento allegato vengono esaminati in dettaglio i motivi per un no al nucleare. Il nostro appello sulle scelte energetiche pubblicato sul sito www.energiaperilfuturo.it, è già stato firmato da più di 2000 docenti e ricercatori e da oltre 8000 cittadini.

Il Comitato energiaperilfuturo.it

Vincenzo Balzani (Presidente), Università di Bologna
Vincenzo Aquilanti, Università di Perugia
Nicola Armaroli, Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna
Ugo Bardi, Università di Firenze
Salvatore Califano, Università di Firenze
Sebastiano Campagna, Università di Messina
Marco Cervino, Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna
Luigi Fabbrizzi, Università di Pavia
Michele Floriano, Università di Palermo
Giovanni Giacometti, Università di Padova
Elio Giamello, Università di Torino
Nazareno Gottardi, già ricercatore dell’EURATOM (Commissione Europea)
Giuseppe Grazzini, Università di Firenze
Francesco Lelj Garolla, Università della Basilicata
Luigi Mandolini, Università “La Sapienza”, Roma
Giovanni Natile, Università di Bari
Giorgio Nebbia, Università di Bari
Gianfranco Pacchioni, Università Milano-Bicocca
Giorgio Parisi, Università “La Sapienza”, Roma
Paolo Rognini, Università di Pisa
Renzo Rosei, Università di Trieste
Leonardo Setti, Università di Bologna
Franco Scandola, Università di Ferrara
Rocco Ungaro, Università di Parma

Allegato
I motivi del no al nucleare

Come è noto, il Governo centrale spinge per il ritorno dell’Italia al nucleare e l’ENEL ha stipulato un accordo preliminare con la ditta francese AREVA per l’acquisto di quattro centrali di tipo EPR da 1650 MW. Per dar ragione di questa scelta si fa ricorso ad argomentazioni che a prima vista possono apparire fondate (si veda, ad esempio, l’opuscolo propagandistico pro-nucleare distribuito dall’ENEL), ma che in realtà sono facilmente confutabili sulla base di dati ampiamente disponibili nella letteratura scientifica ed economica internazionale.
Si sostiene che l’energia nucleare è in forte espansione in tutto il mondo, ma si tratta di un’informazione smentita dai fatti. Da vent’anni il numero di centrali nel mondo è di circa 440 unità e nei prossimi anni le centrali nucleari che saranno spente per ragioni tecniche od economiche sono in numero maggiore di quelle che entreranno in funzione. In Europa il contributo del nucleare alla potenza elettrica installata è sceso dal 24% del 1995 al 16% del 2008. L’energia elettrica prodotta col nucleare nel mondo è diminuita di 60 TWh dal 2006 al 2008. In realtà, quindi, il nucleare è in declino, semplicemente perché non è economicamente conveniente in un regime di libero mercato. Se lo Stato non si fa carico dei costi nascosti (sistemazione delle scorie, dismissione degli impianti, assicurazioni), oppure non garantisce ai produttori di energia nucleare consumi e prezzi alti, il tutto ovviamente a svantaggio dei cittadini, nessuna impresa privata è disposta ad investire in progetti che presentano alti rischi finanziari di vario tipo, a cominciare dalla incertezza sui tempi di realizzazione. Negli Stati Uniti, dove non si costruiscono centrali nucleari dal 1978, il Presidente Obama, nel suo discorso di insediamento ha detto: “utilizzeremo l’energia del sole, del vento e della terra per alimentare le nostre automobili e per far funzionare le nostre industrie”. La recente decisione del Governo americano di concedere 8,3 miliardi di dollari come prestito garantito ad un’impresa che intenderebbe costruire due reattori nucleari non modifica sostanzialmente la situazione. Obama è evidentemente condizionato dalla fortissima lobby nucleare americana, capeggiata dalla Westinghouse che, volendo vendere all’estero i suoi reattori, deve costruirne almeno qualcuno in patria. La notizia, peraltro, conferma la necessità per il nucleare di ricevere aiuti statali ed è accompagnata (si veda Chem. Eng. News 2010, 88(8), p. 8, February 22, on line February 18) da due interessanti informazioni: la Commissione di sicurezza ha riscontrato difetti nei progetti della Westinghouse e non ha dato il suo benestare alla costruzione dei reattori in oggetto, e l’Ufficio del Bilancio del Congresso ha manifestato preoccupazione perché c’è un’alta probabilità che il progetto fallisca e vadano così perduti gli 8,3 miliardi di dollari dei contribuenti.
Si sostiene che lo sviluppo dell’energia nucleare è un passo verso l’indipendenza energetica del nostro Paese, ma anche questa è una notizia falsa, semplicemente perché l’Italia non ha uranio. Quindi, nella misura in cui il settore elettrico si volesse liberare dalla dipendenza dei combustibili fossili utilizzando energia nucleare, finirebbe per entrare in un’altra dipendenza, quella dall’uranio, anch’esso da importare e anch’esso in via di esaurimento.
Si sostiene che con l’uso dell’energia nucleare si salva il clima perché non si producono gas serra. In realtà le centrali nucleari, per essere costruite, alimentate con uranio, liberate dalle scorie che producono e, infine, smantellate, richiedono un forte investimento energetico basato sui combustibili fossili. In ogni caso, le centrali nucleari che si intenderebbe installare in Italia non entreranno in funzione prima del 2020 e quindi non potranno contribuire a farci rispettare i parametri dettati dall’Unione Europea (riduzione della produzione di CO2 del 17% per il 2020).
Si afferma anche che la Francia, grazie al nucleare, è energeticamente indipendente e dispone di energia elettrica a basso prezzo. In realtà la Francia, nonostante le sue 58 centrali nucleari, importa addirittura più petrolio dell’Italia. E’ vero che importa il 40% in meno di gas rispetto all’Italia, ma è anche vero che è costretta ad importare uranio. Che poi l’energia nucleare non sia il toccasana per risolvere i problemi energetici, lo dimostra una notizia pubblicata su Le Monde del 17 novembre scorso e passata sotto silenzio in Italia: pur avendo 58 reattori nucleari, la Francia attualmente importa energia elettrica.
Secondo voci ufficiali, la costruzione (si noti, solo la costruzione) delle quattro centrali EPR AREVA che si vorrebbero installare in Italia, costerebbe complessivamente 12-15 miliardi di €, ma la costruzione in Finlandia di un reattore dello stesso tipo si è rivelata un’impresa disastrosa. Il contratto prevedeva la consegna del reattore nel settembre 2009, al costo di 3 miliardi di €: a tale data, i lavori erano in ritardo di 3,5 anni ed il costo era aumentato di 1,7 miliardi di €; ma non è finita, perché in novembre le autorità per la sicurezza nucleare di Finlandia e Francia hanno chiesto drastiche modifiche nei sistemi di controllo del reattore, cosa che da una parte causerà ulteriori spese e ritardi e dall’altra conferma che il problema della sicurezza non è facile da risolvere.
L’Italia non solo non ha uranio, ma non ha neppure la filiera che porta, con operazioni di una certa complessità, dall’uranio grezzo estratto dalle miniere all’uranio arricchito utilizzato nei reattori. Per il combustibile dipenderemo quindi totalmente da paesi stranieri, seppure amici come la Francia. Non bisogna però dimenticare che la Francia a sua volta non ha uranio e che per far funzionare i suoi reattori ne importa il 30% da una nazione politicamente instabile come il Niger.
C’è poi il problema dello smaltimento delle scorie, radioattive per decine o centinaia di migliaia di anni, che neppure negli USA ha finora trovato una soluzione. E c’è il problema dello smantellamento delle centrali nucleari a fine ciclo, operazione complessa, pericolosa e molto costosa, che in genere viene rimandata (di 100 anni in Gran Bretagna), in attesa che la radioattività diminuisca e nella speranza che gli sviluppi della tecnologia rendano più facili le operazioni. Si tratta di due fardelli che passano sulle spalle delle ignare ed incolpevoli future generazioni!
Il rientro nel nucleare, quindi, è un’avventura piena di incognite. A causa dei lunghi tempi per il rilascio dei permessi e l’individuazione dei siti (3-5 anni), la costruzione delle centrali (5-10 anni), il periodo di funzionamento per ammortizzare gli impianti (40-60 anni), i tempi per lo smantellamento alla fine della operatività (100 anni), la radioattività del combustibile esausto (decine o centinaia di migliaia di anni), il nucleare è una scommessa che si protende nel lontano futuro, con un rischio difficilmente valutabile in termini economici e sociali.
Di fronte ad una domanda di energia sempre crescente,fino ad oggi la politica adottata in Italia e negli altri Paesi sviluppati è stata quella di aumentarne le importazioni. Continuare in questo modo significa correre verso un collasso economico, ambientale e sociale. Oggi la prima cosa da fare è mettere in atto provvedimenti mirati a consumare di meno, cioè a risparmiare energia e ad usarla in modo più efficiente. Autorevoli studi mostrano che nei paesi sviluppati circa il 50% dell’energia primaria viene sprecata e che l’aumento dei consumi energetici non porta ad un aumento del benessere, ma semmai causa nuovi problemi: in Europa nel 2008 gli incidenti stradali causati dall’eccessivo uso dell’automobile hanno provocato 39 mila morti e 1.700.000 feriti. E’ possibile diminuire i consumi energetici in modo sostanziale con opportuni interventi quali l’isolamento degli edifici, il potenziamento del trasporto pubblico, lo spostamento del traffico merci su rotaia e via mare, l’uso di apparecchiature elettriche più efficienti, l’ottimizzazione degli usi energetici finali. Anche in sede Europea, la strategia principale adottata per limitare la produzione di gas serra consiste nel ridurre il consumo di energia (20% in meno entro il 2020).
Quanto alle fonti di energia, l’Italia non ha petrolio, non ha metano, non ha carbone e non ha neppure uranio. La sua unica, grande risorsa è il Sole, una fonte di energia che durerà per 4 miliardi di anni, una stazione di servizio sempre aperta che invia su tutti i luoghi della Terra un’immensa quantità di energia, 10.000 volte quella che l’umanità intera consuma. Una corretta politica energetica deve basarsi sulla riduzione degli sprechi e dei consumi e sullo sviluppo dell’energia solare e delle altre energie rinnovabili. Come è già accaduto in altri paesi europei, una diffusa applicazione delle energie rinnovabili creerebbe in tempi brevi nuove imprese industriali ed artigianali e nuovi posti di lavoro.
Bisogna anche sottolineare che l’eventuale rientro nel nucleare, proprio a causa dei gravi problemi che pone e dei tempi che ipotecano largamente il futuro, non può avvenire senza il consenso politico della grande maggioranza del Parlamento e delle Regioni, alle quali spetta la competenza dell’uso del territorio.
L’espansione del nucleare non è una strada auspicabile neppure a livello mondiale in quanto si tratta di una tecnologia per vari aspetti pericolosa. C’è infatti una stretta connessione dal punto di vista tecnico, oltre che una forte sinergia sul piano economico, fra nucleare civile e nucleare militare, come è dimostrato dalle continue discussioni per lo sviluppo del nucleare in Iran. Una generalizzata diffusione del nucleare civile porterebbe inevitabilmente alla proliferazione di armi nucleari e quindi a forti tensioni fra gli Stati, aumentando anche la probabilità di furti di materiale radioattivo che potrebbe essere utilizzato per devastanti attacchi terroristici.
Infine, è evidente che, a causa del suo altissimo contenuto tecnologico, l’energia nucleare aumenta la disuguaglianza fra le nazioni. Risolvere il problema energetico su scala globale mediante l’espansione del nucleare porterebbe inevitabilmente ad una nuova forma di colonizzazione: quella dei paesi tecnologicamente più avanzati su quelli meno sviluppati.

 

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Cartoline dallo spazio

La ISS in orbita

La ISS in orbita

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Looking outward to the blackness of space, sprinkled with the glory of a universe of lights, I saw majesty – but no welcome. Below was a welcoming planet. There, contained in the thin, moving, incredibly fragile shell of the biosphere is everything that is dear to you, all the human drama and comedy. That’s where life is; that’s were all the good stuff is.”
Sono le parole dell’astronauta americano Loren Acton, che così descrisse a noi “terrestri” l’emozione provata nel vedere il  pianeta azzurro dai finestrini dello Space Shuttle, nel lontano 1985.
Oggi, dopo 25 anni da quelle parole, un altro astronauta, questa volta italiano, Paolo nespoli, non si è limitato a descrivere  i magnifici panorami di cui ha goduto dall’orbita terrestre, ma li ha mostrati a tutti gli internauti, grazie al suo bellissimo photostream Flickr con ben 713 meravigliosi scatti.
Paolo nespoli è tornato a terra, alla fine di una missione durata oltre 5 mesi, e noi abbiamo raccolto le sue foto più belle per mostrarle ai lettori di Le Pagine della Nostra Vita, in attesa che un altro navigatore dello spazio raccolga il testimone di Paolo e continui a farci sognare…

 

Il monte Fuji

Il monte Fuji

 

 

L'isola di Filicudi, persa nel blu

L'isola di Filicudi, persa nel blu

 

 

Un ciclone in formazione...

 

 

Le luci dello Stivale

 

 

Colline desertiche in Iran

Colline desertiche in Iran

 

 

Le steppe ghiacciate del Kazakistan

Le steppe ghiacciate del Kazakistan

 

 

Una meravigliosa luna "schiacciata"

Una meravigliosa luna "schiacciata"

 

 

Il Lake Powell, nello Utah

Il Lake Powell, nello Utah

 

 

Le nuvole dall'alto

Le nuvole dall'alto

 

 

Oceano blu

Oceano blu

 

 

Parigi, la Ville Lumière

Parigi, la Ville Lumière

 

 

Moonrise

Moonrise

 

 

Tel Aviv e Gerusalemme

Tel Aviv e Gerusalemme

 

 

Le pendici del Vesuvio

Le pendici del Vesuvio

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Se mi vuoi bene regalami un libro

 

Il 23 maggio è la Giornata Promozionale della lettura, l’evento culmine della Festa del Libro.

Come ogni anno, l’Associazione Italiana Editori e il Centro per il Libro e la Lettura del Ministero dei Beni Culturali organizzano eventi e iniziative per ri-scoprire il piacere di leggere.
Quest’anno, è attivo anche un concorso a tema “Università senza libri è come…”: le 10 frasi migliori riceveranno un buono di 1000 euro da spendere… in libreria naturalmente!

 

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Un perfetto gentiluomo

Jack Rosenblum è un ebreo tedesco in Inghilterra, nell’epoca in cui il “tedesco” era il nemico e l’Inghilterra una nazione tanto accogliente quanto diffidente. Rifugiato, insieme a centinaia di altri profughi, con la moglie e la figlioletta per sfuggire alle persecuzioni della Berlino nazista, Jack ha un solo pensiero in testa: assimilazione.

Da quando, al suo arrivo ad Harwich nel 1937, il Comitato Assistenza agli Ebrei tedeschi gli ha donato un opuscolo sulle Informazioni utili e consigli amichevoli per il profugo, Jack ha passato il suo tempo cercando di dimenticare quello che era, le sue abitudini, la sua lingua, persino il suo modo di camminare, per diventare più simile che mai ad un autentico gentiluomo inglese. Ha fondato la sua impresa di rivendita di autentiche moquette inglesi, si è fatto confezionare un abito di sartoria su misura da Henry Poole, ha acquistato una Jaguar, ha persino cambiato il suo nome in “Jack Rose”. Solo una cosa continua a sfuggirgli: l’iscrizione ad un autentico golf club inglese. E per ottenere questo privilegio, per poter finalmente affermare “Sono inglese!”, Jack rinuncerà a tutto: alla sua casa, alla sua azienda, all’affetto di sua moglie, prima di rendersi conto che, per diventare un vero inglese, occorre fare una sola cosa: avvistare un maiale lanoso del Dorset.

Questa trama apparentemente sconclusionata nasconde un libro davvero piacevole, Un perfetto gentiluomo di Natasha Solomons. Non si può che essere trascinati dalla tenacia e dall’incrollabile ottimismo di questo ometto di centosessanta centimetri e dalle sua folle impresa. E nello stesso tempo, non si può che essere coinvolti dalla malinconia della moglie Sadie, che nella fuga da Berlino ha perso i familiari più cari e che non può fare a meno di biasimare suo marito, terrorizzata dall’idea di dimenticare e perseguitata dai sensi di colpa per essere sopravvissuta.

Proprio nel contrasto tra Jack e Sadie sta la bellezza di questo libro, che ci mostra due reazioni opposte all’esperienza dell’esilio forzato: il primo, Jack, è ossessionato dall’idea di omologarsi ai nuovi compatrioti, di non dare nell’occhio, di non essere “diverso”, la seconda , Sadie, si aggrappa ai suoi ricordi come a un’ancora di salvezza, convinta che dimenticare i propri cari significhi ucciderli una seconda volta.

Un perfetto gentiluomo è un libro agrodolce, allo stesso tempo triste e divertente, che affronta in modo lieve ma non banale il tema dell’identità e dell’integrazione e che ci mostra quanto la determinazione e la forza di volontà possano abbattere ogni ostacolo si frapponga tra noi e i nostri obiettivi.

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