home
rubrica di arte
rubrica su mondo e viaggi
rubrica sui libri
rubrica di musica
chi siamo
rubrica di fotografia
rubrica sui blog
rubrica di cinema e Tv
rubrica di attualità
associazione OLTRE i PORTICI
 
 
 
 
 
fai un commento
 

Fine settimana a Granada

Sabato mattina, metá novembre, dopo un viaggio in bus incontro il mio amico nella stazione dei treni di Malaga, dove lui mi aspetta con la sua macchina. Partiamo, e quasi subito, da bravi italiani, facciamo una fermata per il classico caffé di metá mattina. Granada dista solo 130 km da Malaga, e quindi non abbiamo fretta. Il paesaggio é brullo, abbastanza noioso, solo qualche paesino insignificante ci accompagna lungo l’autostrada, e la sensazione che mi prende é che vivere in questi posti farebbe venire la depressione a chiunque.

Granada

A mezzogiorno entriamo a Granada, ammirando la Sierra Nevada ricoperta di neve: bianca, luminosa, cosí vicina da poterla toccare. La giornata é soleggiata e calda, per essere novembre. Ci dirigiamo subito all’Alhambra, 12 euro la visita completa, e alle 14 entriamo iniziando il giro dai giardini e dal Palacio del Generalife. Dopo un’ora eravamo in coda per la visita del Palacio Nazaries, definito da molti come un paradiso in terra, un luogo dove ci si passerebbe la vita intera, se fosse possibile. Bello, molto, sembra di tornare indietro nel tempo, non fosse stato per il gruppetto di giapponesi cappeggiati da una divertente guida spagnola che spiegava loro tutta la storia dell’Alhambra, tra un risata e l’altra. Di seguito il Palacio di Carlos V, con tanto di visita al museo d’arte e, infine, dopo una breve pausa per riprendersi dalle lunghe camminate, di nuovo la vista di Granada dalle alte torri, sempre osservati dalla Sierra Nevada e accompagnati dalla temperatura che iniziava, lentamente, a scendere.

Alle 18 scendevamo in cittá, perdendo quasi un’ora per trovare un parcheggio tra le caotiche vie di Granada, ma non si puó pretendere di essere fortunati di sabato pomeriggio, soprattutto se si pretende di non perdersi senza avere una cartina della cittá in mano! Lasciata la macchina ci siamo messi alla ricerca di un ostello: all’Hostal Jardines una vecchietta, in ciabatte, ci apriva la porta dicendoci che c’era ancora una stanza libera, una doppia, per 50 euro. La voglia di continuare a cercare non era molta, e il posto, comunque, era bello, in centro cittá. Non potevamo chiedere di meglio. Iniziava a far freddo, forse non ci eravamo preparati per questo, forse magari dopo mesi che si vive in Andalucia non si crede alle parole di coloro che l’hanno giá visitata Granada, e che ti dicono di coprirti bene di notte. Ma avevano ragione, dalle maniche corte del pomeriggio siamo passati al maglioncino di lana e, se fosse stato possibile, ai guanti e sciarpa della notte. I turisti fai da te a volte non pensano alle cose piú semplici, e magari passano freddo.

Cosí che per riscaldarci abbiamo iniziato a camminare per le vie del centro, perdendoci per le viuzze strette con negozi stile marocchino, per poi scendere lungo il fiume Darro, ammirando l’Alhambra illuminata, stavolta dal basso, accompagnati da un gran numero di studenti universitari che prendevano il posto della popolazione piú anziana. Granada é la piú famosa delle cittá universitarie spagnole, piena di gioventú e di locali notturni. E cosí abbiamo iniziato il tour per i locali granadini, famosi per le loro tapas, ossia porzioni ridotte di cibo tipico spagnolo. Al modico prezzo di 2 euro si puó ordinare una bibita e si riceve una tapa, che puó variare dal classico paninetto con patatine, a qualcosa di piú originale come cus cus con chorizo, paella, carne o pesce. Si possono passare due giorni a Granada e mangiare solo tapas senza mai ripetere!

La notte era fredda, e per riscaldarci abbiamo poi deciso di provare una delle numerose teterie della zona dell’Albaicin, la parte araba di Granada. Le teterie offrono moltissime qualitá di thé, e la possibilitá di fumarsi un Narghilé, cosa che non abbiamo esitato a provare.

La mattina seguente abbiamo iniziato con la classica colazione spagnola: chocolate e churros, giusto per darci le forze necessarie per un’altra giornata di camminate. Una gitana ha iniziato a parlarmi, io educatamente ho cercato di scappare, ma niente, lei m’ha preso la mano decisa a decifrare il mio destino, mentre io le dicevo di lasciarmi stare, che non volevo sapere niente, che non sono poi cosí curiosa di sapere il mio futuro, e le ho dato un euro, pensando cosí di salvarmi, ma sembra che a lei sia apparso poco, e cosí m’ha ringraziato nella sua maniera...e mi sa che m’ha inviato il malocchio. Meglio non credere a queste cose.

Ci siamo poi diretti di nuovo all’Albaicin. Secondo la guida Lonely Planet questa é la zona piú pericolosa di Granada, e la persona che l’ha scritta avverte il turista di non avventurarsi per le vie di questa zona con gioielli o abiti vistosi, di non parlare con nessuno, tenendosi ben lontano dai gitani. Fossi stata la classica turista che segue alla lettera i consigli dati dalle guide, forse mi sarei fatta convincere da queste parole e sarei scappata a gambe levate tralasciando la parte piú bella di Granada. Ma io non sono la classica turista, e forse non ci ho pensato molto, visto che in Spagna ci vivo da ben 5 anni. Mi sono avventurata in questo luogo “malfamato”, ed ho scoperto delle vie incredibili, salendo la collina, per arrivare al culmine dove, nel piazzale di una chiesa, ci si puó sedere per ammirare in lontananza l’Alhambra, e dove i gitani e i giovani hyppie fanno il loro mercatino e la gente si raccoglie, di domenica mattina, per chiaccherare o prendere una caña facendo passare tranquillamente la giornata. Sedevo ammirando la gente e scattando fotografie. Mi son chiesta dove fosse il famoso pericolo descritto dalla guida. Forse é solo la forma di turismo che cambia. O forse una gitana che ti segue per leggerti il futuro é la cosa peggiore che ti possa capitare. Ma oramai si sá, che nessun posto é sicuro, e quindi perché preoccuparsi troppo!

La visita a Granada si é poi conclusa con un’ultima tapa in centro, e un rapido viaggio di ritorno, stavolta passando per le montagne e scendendo fino al mare, per arrivare, poi, in un’ora, a Nerja, il mio paesello.

 

Selena


“Le pagine della nostra vita” è un po’ giornale e un po’ diario, un incrocio di pensieri. Gli autori degli articoli che trovi in queste pagine sono ragazze e ragazzi come te. Una volta al mese esce un numero tutto nuovo, ispirato al tema proposto, mentre tra un numero e l'altro c’è sempre qualche novità...
Per saperne di più, per iscriverti alla mailing list o per sfogliare i numeri vecchi, visita la pagina della nostra
redazione