Come si decide di vivere a Nerja? Mah, non lo so neanche io. Sta di fatto che volevamo muoverci da Mallorca. Lui, il mio fidanzato, ci é nato in quell’isola delle Baleari, io, invece, ci son capitata per uno scherzo del destino. Poi ho conosciuto lui, e son ritrovata a passarci 4 anni, e dalla Spagna non mi son piú mossa. Cosí che a gennaio di quest’anno volevamo cambiare, e sentirci finalmente “liberi” di poterci muovere con tutti i mezzi disponibili, non solo con gli aerei o con le navi...che comunque se pensi che in nave puoi raggiungere Barcelona o Valencia in 9 ore...beh, ti passa anche la voglia. Ancora mi rivedo quella domenica pomeriggio davanti al pc, dopo la passeggiata con il cane lungo Playa de Palma, quando cercavo d’indovinare il posto piú adatto a noi...”Ecco, vediamo, prima di tutto scartiamo la Cataluña, visto che ci parlano il catalano e son stanca di dover dire che lo capisco ma non lo parlo..che poi qui a Mallorca ancora mi salvo, ma lí il corso intensivo non me lo toglie nessuno. Di conseguenza scartiamo anche Valencia, che usa il Valenciano, una variante del Catalano..riguardo poi i Paesi Baschi, anche quelli, non mi ci vedo a parlare Euskadi, oltre al fatto che non mi piacciano gli attentati, e neanche la Gallicia, che sará pur bella e si mangia bene, ma piove troppo e mi ricorda tanto il Friuli, e quindi é inutile aver lasciato una regione piovosa per un’altra...Madrid? No, bella, l’adoro, ma troppo caotica, e poi io voglio il mare!!! Senti amore, allora ci rimangono Alicante, Almeria e Malaga. Piú in giú non andrei per il semplice fatto che siccome viaggiamo in macchina e non possiamo fermarci in un hotel visto che saremo pieni di bagagli, e tutti mi dicono che é meglio non lasciare la macchina incustodita, ecco, io direi che piú giú di Malaga é meglio non andarci”. Lui mi guarda perplesso, il mio ragionamento non fa una piega, almeno per me. Annuisce. “Bene, allora, non so sai...Alicante, Almeria, Malaga...tu che dici?”. Ricerca veloce tra le tre cittá confrontando prezzi, affitti, offerte di lavoro. “Almeria é la piú economica, peró sai, essendo conosciuta per il posto dove ci giravano i film del far west non so se ci piacerá”. Lui concorda pienamente. “Bene, Alicante o Malaga? Qui ce lo giochiamo a pari o dispari, dai!”. Ebbene, il destino scelse Malaga. Ma la cittá, comunque, non fa per noi, se giá Palma la prendiamo a piccole dosi, immaginarsi una cittá della penisola! Altra ricerca semiseria. “Amore, senti, scegli tu stavolta: Fuengirola o Nerja?”.“Nerja, assolutamente!”dice lui. E Nerja sia.
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All’inizio di febbraio siam partiti per venire a cercar casa a Nerja. Appena usciti dall’aereoporto di Malaga abbiamo preso il bus numero 1, diretti alla cittá. La sensazione che ne abbiamo avuto é stata sgradevole. Non ce lo dicevamo, ma non ci piaceva per niente! Anzi, io pensavo che forse il trasloco era meglio rimandarlo, addirittura annullarlo! Malaga é un caos, stanno costruendo la metropolitana. Siamo arrivati alla Stazione dei Treni, quella da cui parte l’Ave, il treno superveloce, che ti collega con Sevilla e Madrid in poche ore. Vicino c’è la stazione dei bus, abbiamo preso quello per Nerja. Un’ora e mezza di strada, guardavo il paesaggio, cosí differente da quello Mallorquino. Montagne e mare, paeselli, case come funghetti, l’autostrada. Mano a mano che andavo avanti mi sentivo sempre peggio. Mica era cosí il posto che avevo immaginato. Finalmente Nerja, scendiamo, ci guardiamo intorno, sconfortati.
Eppure..qui c’è qualcosa di differente: stradine strette, case bianche...c’è aria di Spagna, quella Spagna che non ero riuscita a trovare in nessun posto visitato, quella Spagna dei racconti, dei libri, quella Spagna che ti crei nella tua immaginazione. Quella Spagna che poi invece non trovi da nessuna parte, perché vieni qui e t’immagini di veder la gente sempre allegra, che si ritrova nei bar a mangiar tapas, che la notte balla e canta, che per la tv guarda solo la corrida, e che si veste con quei vestiti tutti colorati ballando il flamenco o la sevillana. I film degli anni ’50-60 ci hanno fatto credere in un paese inventato. La Spagna é ben diversa, magari un tempo é stata cosí.
Ma per noi é deciso, sará Nerja la nostra Spagna, perché di questo posto ce ne siamo innamorati a prima vista, e perché la Spagna é un’idea piú che un’immagine.
Poi in quel viaggio di 3 giorni mica abbiamo trovato casa a Nerja. Alla fine abbiamo dovuto affittare una casa a Pizarra, un posto tra i monti a 30 km da Malaga, un paesello composto da anziani e bambini, con pochi stranieri, ed io l’unica Italiana presente. E che depressione! Nessuno ci salutava, nessuno ci parlava, ed io pensavo “Ma dov’e`la famosa ospitalitá Andalusa?”. Magari era questa la Spagna che avevo cercato? Ero cosí immersa in quella realtá da paese, dove sí c’erano le casine basse, le terrazze interne, le mattonelle colorate, ma dove anche la gente guardava ad uno straniero come ad un essere di un’altro pianeta. Vivevamo a Pizarra da due mesi, e giá pensavamo ad un’altro trasloco. Non é stato facile. Per due mesi abbiamo girato tutta la costa andalusa di Malaga cercando un posto che ci piacesse: Torremolinos, Fuengirola, Benalmadena. Niente, son posti costruiti per turisti, non ci si puó sentire a casa in luoghi come questi, dove d’estate ti senti come in un formicaio, mentre in inverno non c’è un’anima che vaga per le strade. Siamo andati anche in Almeria, visitando Aguadulce, dove vive un’amica, e Roquetas del Mar. Sarebbe stato meglio andare in un posto dove ci fosse qualcuno conosciuto, perché non é mica facile trasferirsi dove ti senti solo. Ma neanche quelle mete ci son piaciute. Proprio quella notte tornando a casa, passavamo vicino a Nerja...”Amore, senti, e se ci riproviamo?”.
E cosí un mese dopo aprivamo la porta del nostro appartamento di Nerja, con terrazza vista mare e montagna. “Finalmente a casa!”. Si, amore, hai ragione, finalmente siamo a casa, finalmente a Nerja.
E certo, non é facile sentirsi a casa, perché sei sempre e comunque uno straniero, che tu ci viva un mese o 5 anni, sempre ti sentirai diverso, anche se la lingua la impari, anche se ti adatti al cibo e alla cultura. Comunque sia hai un marchio, sei differente, perché dentro ti porti un bagagli di ricordi e d’immagini che sempre compari con la nuova patria. Poi ti ritrovi a dire “In Italia questo lo facciamo cosí, in Italia é diverso..”. Ma l’Italia che tu conosci cambia, e quando ci torni non é la stessa che hai lasciato. Cosí che la vita dell’emigrante si riduce a ricordi di un paese che stenta poi a riconoscere, ed a una realtá quotidiana che a volte si fatica a capire. Alla fine non si é mai contenti, peró é proprio questo che ci sprona ad andare avanti, perché si vuole trovare sempre qualcosa che ci faccia essere certi della nostra scelta.
E di nuovo si ricomincia: conoscere le strade, cercare gli uffici, fare documenti, cercare lavoro, fare la spesa....I mesi passano e ti senti sempre perso, perché non conosci i nomi delle strade, ma ormai questa condizione non mi infastidisce piú. Son 5 anni che non so i nomi delle strade e che guido senza cartine stradali. Mi sa che ho sviluppato un certo sesto senso dell’orientazione che mi aiuta a non perdermi. Trovi lavoro, hai nuovi colleghi, cambi il lavoro, pensando in un miglioramento, altri colleghi. In fin dei conti non é tanto differente dall’Italia. Cambi abitudini alimentari, il tuo frigo si riempie di prodotti mai visti prima, e quando famigliari e amici ti vengono a trovare ti guardano a bocca aperta perché tu parli di paella e chorizo come fossero la pasta ed il salame di casa tua.
Tutto cambia, ma ci si abitua. Alla fine la “casa” siamo noi stessi, viviamo dove viviamo, ce la creiamo ogni volta a nostra immagine.
Selena (Nerja)