Domani di Victor (Pescara)


Ero un ragazzino di tredici anni e pensavo al mio domani. La mia vita come un fitto acquazzone scivola via veloce, resto inossidabile ancorato alle conchiglie, ai cristalli di sale, a frammenti di odio. Ho pregato tanto nella mia vita, ma non è servito a nulla. Ho creduto nel mio prossimo, ma lui non ha mai creduto in me, ho amato alla follia, ma l’amore ha avuto doni grigi. In effetti i miei tredici anni me li porto bene…Chi è? Di chi è questa voce lenta come un suono d’arpa? Ma certo è la voce della mia esistenza, della verità unica che conservo accanto agli spifferi di vento..

La voce mi conosce bene e mi dice che non sarò mai capace di aver paura o di odiare o di piangere invano. La voce mi dice che ho creduto nel domani in questo bellissimo domani che mi vede vincente con trofei fatti di onde e di sorrisi, con leggerezze dolcissime create solo per me, con le rondini che tornano ogni anno a giocare allegre con le nuvole. E’ cosi’ che mi parla mia madre. Non mi rassegno ad essere uomo, forse non è il mondo per me. Ma lei se ne frega, io sono fatto di terra e di acqua, lei lo sa e sembra apprezzare. Mentre mi parla io ho una matita in mano e scrivo queste poche righe….

In effetti ascolto la voce di una donna eccezionale, mi racconta di una casa piccola ma carina, mi chiede se voglio comprarla insieme a lei. E’ il suo modo per dirmi che ormai dopo trent’anni non ama piu’ l’uomo che le è ancora accanto? Ma si facciamo questa pazzia, anche se poi domani ho un treno che mi porta di nuovo lontano che importa? Quelle mani, io sono qui che scrivo qualcosa per te mamma, tu pensi che sono al lavoro come al solito, ma in realtà penso a te alle tue mani che impietosamente invecchiano ma come per una strana magia io le vedo sempre giovani, lucide, cosi’ come vedo la tua pelle priva dei segni del tempo…. Ho finito per diventare grande troppo presto, cosi’ adesso non so piu’ decidere, non so piu’ capire cosa attendermi dal futuro, penso al domani, ma vedo una parola vuota, una parola stanca e fragile…. Un figlio cos’è ? Io sono tuo figlio, e ti difendero’ e ti curero’ e ti salvero’ non temere. Tu sei li’ mi parli di case non ti accorgi che ho gli occhi lucidi e che in effetti non ti ascolto, sto pensando alla nostra montagna, ai nostri ricordi a quei due bellissimi giovani con un bimbo paffutello, tutti in cerca di funghi e fragole di bosco. Cosa ci fa la vita, ci rende davvero cosi’ incapaci d’amare? Mi accorgo che le mie mani ti assomigliano, ma tu mi hai dato tutto, anche il tuo coraggio. E mio padre? Tutta la sua vita….
Io sono solo un figlio, con troppi difetti per essere considerato perfetto, qui in questa casa sulla collina c’è tutta la mia vita, tutti i sogni, le illusioni, le balbuzie, le promesse. Qui ho il mio unico cuore che sanguina, dio, solo per voi….dove siete, dove siete andati?
Tu continui a parlare e fantasticare del futuro. Io sono un egoista, incapace anche solo di urlare…
Adesso sono i tuoi gli occhi che tradiscono lacrime: mi prendi la mano, mi dici che sono il tuo gioiello, mi dici che ho vissuto le tue ansie, le tue delusioni. E mentre parli sai bene che domani, come sempre, sarò lontano.


 

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